"A Pescara manca una fabbrica della cultura"

Interviene il Presidente della Fondazione Pescarabruzzo Nicola Mattoscio che annuncia l’apertura della quarta sala del cinema Massimo

di Emanuela Grassi

È stata soltanto rinviata di qualche mese la riapertura al pubblico della quarta sala del Cinema Massimo. “Proprio in questi giorni, si stanno completando i lavori di intervento della quarta sala del Massimo. Prevediamo di consegnare i lavori entro la fine del mese e di inaugurare la sala a settembre, secondo il calendario della nuova stagione cinematografica. La sala sarà polifunzionale: non sarà utilizzata solo come sala cinematografica, ma potrà anche essere utilizzata dalle compagnie teatrali.” – ha dichiarato il Presidente della Fondazione Pescarabruzzo, Nicola Mattoscio, in un’intervista che si è svolta nel suo studio presso la sede della Fondazione stessa. Proprio da questo spunto, abbiamo colto l’occasione per delineare con il Presidente Mattoscio il profilo della situazione teatrale pescarese di oggi e per tracciare le risposte che la Fondazione Pescarabruzzo intende mettere in atto per migliorare tale situazione.

Presidente Mattoscio, qual è la situazione teatrale attuale, nella città di Pescara?

È noto come la città soffra per l’assenza di un’importante infrastruttura. Dall’abbattimento del Pomponi, le infrastrutture esistenti, in parte in corso di recupero, sono certamente un passo in avanti importante. Mi riferisco alla totale completa valorizzazione del Massimo, all’imminente recupero e valorizzazione del Circus e anche del Michetti, tutte strutture che arricchiscono la città pescarese e che possono assolvere a funzioni di nicchia particolarmente pregiate, ma che non risolvono il problema di fondo della città.

Qual è, dunque, il problema di fondo di Pescara?

La mancanza di una fabbrica della cultura. Per quel che riguarda il teatro a Pescara, per esempio, molti continuano a pensare che fare teatro voglia dire fare una sorta di monumento neoclassico, sette-ottocentesco, da tipico teatro lirico. La sfida di fronte alla città, invece, non è questa. Fare teatro significa integrare Pescara nei circuiti dei grandi eventi culturali internazionali ove il teatro è una delle filiere di produzione.

E a quale teatro si riferisce?

Mi riferisco al teatro di prosa, al teatro musicale, a quello classico, moderno. Inoltre, oltre alle tante vocazioni teatrali bisogna saper coniugare le molteplici attività culturali che sono il retroterra di quello che è lo spettacolo a cui accede il pubblico. E a tal proposito, ci sono due riferimenti particolarmente intriganti e positivi della città. Il primo riguarda le dimensioni significative dell’utenza che qualificano questo nostro bacino dell’Italia centrale adriatica come uno dei bacini più importanti sotto il profilo del mercato dell’utenza in Italia e in Europa; il secondo riguarda i molteplici fermenti di cultura esistenti nell’area metropolitana dell’Italia centrale adriatica. Questi fermenti culturali sono molto interessanti , ma spesso vengono repressi nonostante le tante virtuose vocazioni che meritano di essere valorizzate e di accreditarsi come una delle variabili identitarie di questa parte dell’Italia.

Quale funzione svolgerebbero tali fermenti culturali nell’ambito teatrale?

Quando parlo di fermenti culturali, mi riferisco alla cultura, intesa come una delle variabili fondamentali per quantificare una Comunità non solo dal punto di vista morale e civile ma anche dal punto di vista dello sviluppo economico. Cultura è, infatti, prima di tutto, investimento in capitale umano e, nell’ambito delle dinamiche economiche di globalizzazione di neolocalizzazione, il capitale umano assolve a una funzione strategica giustificativa dei successi nei processi di sviluppo perché il tema portante è l’economia della conoscenza. Il capitale umano è la variabile strategica dell’economia della conoscenza. Dunque, la cultura è l’humus, il terreno più fertile per far crescere non solo più equilibrati principi di coesione sociale e di profilo morale e civile ma anche per contribuire a far esprimere al meglio dinamiche di sviluppo più confacenti alle vocazioni della stessa Comunità locale. In tal senso, il teatro va inteso come una delle più importanti fabbriche dell’economia della conoscenza del nostro territorio.

La situazione che lei ci ha delineato non è delle più rosee. Perché, secondo lei?

Perché non si ha una visione d’insieme strategica del futuro della città. Oggi, nonostante delle testimonianze significative di ripresa di attenzione e di attivismo, di cui va dato merito e atto alla capacità innovativa e creativa dell’amministrazione comunale attualmente in carica, manca ancora la capacità, o, se si vuole, mancano le occasioni per riuscire a dare un significato strategico al futuro della città. Una città che non si propone di precisare qual è il proprio appuntamento con la Storia, è una città che non riesce a rendere virtuosi i tanti tasselli che spesso le vengono resi disponibili.

Noto nel suo tono di voce una punta di amarezza. In veste di Presidente della Fondazione Pescarabruzzo ha in mente qualche soluzione per sbloccare questa situazione?

La Fondazione Pescarabruzzo non può certamente assolvere a una funzione di supplenza nei riguardi delle responsabilità di altre istituzioni. Ha, però, il pregio di poter svolgere una funzione strategica, di valore aggiunto, in una corretta interpretazione di sussidiarietà orizzontale e verticale, quindi, nel contesto di una visione moderna del ruolo delle istituzioni pubbliche e, di profonda riforma di quelle che tradizionalmente aveva costituito il modello di Welfare State europeo.

 

Pescara, 19 agosto 2005

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